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ALESSANDRO PORRI

La Giostra Dei Bimbi Sperduti

 

CAPITOLO I

 

Era una mattina di un freddo gennaio del duemilatre, una piccola nomade, sporca e trasandata, era con la mano tesa davanti l’uscita del supermercato dove il signor Alberto quotidianamente si recava per acquistare ciò che necessitava a lui e sua moglie Lucia. La donna infatti da circa un anno non stava molto bene emotivamente e preferiva non uscire di casa se non strettamente necessario. La mamma della piccola invece usciva ogni mattina all’alba per scaricarla là davanti proprio come altri trasportatori scaricavano le loro merci. La megera poi ripartiva immediatamente per andare a distribuire la sua numerosa prole in vari luoghi della cittadina per poi ripassare a recuperarla nel tardo pomeriggio. Era una delle tante api operaie al lavoro, alcune come lei erano dedite all’accattonaggio altre più grandi venivano lasciate alla stazione dove cominciavano il loro lavoro avanti e indietro sui treni regionali in cerca di qualcuno che distratto dai propri pensieri, non controllasse con la dovuta attenzione il proprio portafogli, la propria borsa o qualsiasi altra cosa che avesse un certo valore. Il signor Alberto aveva un amore particolare per i bambini in special modo per le femminucce e vedere quell’esserino costretto a questa vita gli faceva ribollire il sangue. Spesso lui, ma a volte anche altri clienti, le compravano qualcosa da mangiare visto che la madre non si preoccupava neanche di questo. Un succo di frutta ed un pezzo di pizza era il pranzo preferito dalla zingarella.