DANILO CANNIZZARO

Carmineide

Prima Parte

Capitolo Due

(Tanto, poi, si chiarisce tutto: fiducia dunque, gentile Lettore…)

 

Filippo tanto fece e tanto disse, che riuscì a raggiungere la stazione ferroviaria con mezzi di fortuna, e una volta lì, concepì il proposito di insediarsi dentro un treno adatto ai suoi scopi, cercando nondimeno di evitare acutamente ogni superfluo contatto con la categoria – a lui parecchio indigesta – dei controllori.

Morchiato di untume petrolifero il treno cicciuto sudava, e ansante di ferraglia impaziente si scaldava gli ordigni propulsori, sbuffando insolente alla maniera di un burocrate ministeriale.

  • “Ahuiii…!”
  • E: “Haiaaaah”

Come pure: “Rrrrraaahh!” – gli facevano eco, sulle banchine lerce, in un toccante, pittoresco coro (in cui si distinguevano il virtuoso dell’espettorazione, l’artista del vituperio, il maestro dell’invettiva, il campione di villania), capitreno, addetti, facchini, operai, ed altri  sfaccendati fini a se stessi.   

 

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