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DANILO CANNIZZARO

Patonseide

 

PRIMA PARTE

[La faccenda è complessa, e delicata, pure. Ecco perché – l’indulgente Lettore è ora chiamato ad aver tanta, tanta pazienza (che sarà ripagata, infine) – invece di quel che, decorosamente, doveva qui sotto comparire come il capitolo uno, l’Autore, sull’affidabilità del quale presto impareremo se è il caso di fare assegnamento, o meno, a mo’ di prologo esibisce la:]

 

 

 

Digressione prima

 

Una penna più valente di quella del modesto cronista di questi apologhi sarebbe necessaria per descrivere l’emozione che serrò me e Patonsio quando ci incontrammo (notare – prego – l’insistenza delle quattro dita tamburellanti… ci siamo capiti..?) per la quarta, volta.

L’una reciproca morsa dell’altra, le nostre destre si strinsero, e lungamente così rimasero.

Ad intensificare l’emozione contribuì il fatto – imprevedibile – d’esserci incrociati in una via della città insulare di *, dove Patonsio s’era recato per sistemare l’acquisizione di certi documenti catastali relativi ad una proprietà di uno zio – che gli aveva promesso ricompensa per questo servizio – ed io invece m’ero spinto sedotto dal richiamo di un annuncio economico riguardante una macchina da scrivere a prezzo indubbiamente – così era riportato! – vantaggioso.