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ILARIA GIAN

 

TRAPPED

 

PROLOGO

 

2033

 

"Come hai fatto a convincermi?".

L'Altro gli lanciò uno sguardo truce.

"Stai zitto".

Temeva che qualcosa spuntasse all'improvviso dal buio. Il Primo spense la torcia e l'Altro quasi urlò.

"Accendi, deficiente!".

Riaccese la torcia.

"Non darmi più ordini, se no ...".

"Okay! La smetto, ma finiscila di parlare. Già questo posto è inquietante ... poi ti ci metti anche tu e

...".

Si fermarono entrambi e fissarono quello che avevano davanti.

Il fascio di luce della torcia illuminava una macchina di ferro molto vecchia. Le lame erano affilate e

increspate di ruggine, come il resto del marchingegno. Delle ragnatele si intrecciavano con le varie leve

e pulsanti. I tubi collegati alla macchina si univano con alcuni serbatoi. Un buco stava sul lato sinistro

di essa ed era attaccato a una lunga lastra di ferro che, verso la fine, era appoggiata al suolo. Una volta

doveva esser stata una piattaforma scorrevole.

"L'abbiamo trovata ...?" chiese il Primo con insicurezza.

Tutta la paura che aveva in corpo l'Altro si dissolse in un battito di ciglia. Si avvicinò alla macchina e

posò il palmo della mano sul ferro gelido.

Il Primo lo osservava immobile.

"Wow ..." sussurrò l'Altro.

"Che hai detto?".

"Wow. Solo wow".

"Inquietante" disse il Primo.

Comparve un sorriso quasi perfido sul volto dell'Altro.

"No, non lo è per niente. Lo trovo semplicemente fantastico. Ti rendi conto di quello che abbiamo

trovato? Quanti soldi ... quanti ...".

Il Primo fece un passo indietro. Non gradiva per niente la situazione.

L'Altro, dopo aver passato le dita sulla targa con su scritto '1992 machine', si avvicinò al Primo e gli

prese dalle mani la torcia.

Si girò su se stesso e si fermò solo quando il fascio di luce colpì un'altra macchina.

La torcia gli cadde.

"Quella è ...".