Privacy Policy

 

MICHELE SCHIAVONE

Un sogno napoletano

 

Cap. I

Finalmente mia madre era riuscita a mettermi al mondo. Dico finalmente, non perchè fosse stato un parto difficile, ma solo perché lei  si trovava da mesi sotto la pressione di mio padre, il boss di camorra Antonio Cuomo.

Non vedeva l’ora che nascesse il suo primogenito. Il nome era già dato, Vincenzo, come il nonno, anche lui boss e morto da boss cinque anni prima.

I miei primi vagiti  furono accolti con un'ovazione in una sala d’aspetto gremita. Le pacche sulle spalle di mio padre si sprecarono e gli abbracci dei guaglioni lo inorgoglirono ancora di più. Ora aveva il suo erede, colui che avrebbe continuato sulla sua stessa strada, e avrebbe preso in mano il bastone di comando della famiglia.

Con il passare degli anni però, nei suoi lunghi monologhi di indottrinamento, mio padre si accorse che insegnare come tenere in mano, il bastone di comando, non era facile. Oltre all’intelligenza, che per fortuna non mi mancava, serviva avere il cuore sgombro da sentimentalismi e purtroppo per mio padre, a me i buoni sentimenti non mancavano.