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ROBERTO SPANDRE 

L’ombra del berbero

 

I

I primi tiepidi raggi di sole, in quella calda notte di agosto del 1002, stavano iniziando a illuminare timidamente le tenebre, quando Muhammad ibn Abī 'Āmir, noto in area

cristiana come Almanzor, si affacciò all'ingresso della sua jaima, la grande tenda che fungeva da dimora del generale degli eserciti del califfo di Cordoba Hisham II.

"Colui che è reso vincitore da Dio", questa la traduzione del suo vero nome in arabo, era un vero condottiero, responsabile militare e politico del Califfato di Cordova dal

978.

Davanti a lui, illuminate dal riverbero di migliaia di torce e falò, si estendeva una infinita teoria di tende rotonde e dai colori accesi, le più piccole per la truppa e le più

grandi per gli ufficiali e i notabili. Il via vai dei soldati, dei cavalli e dei carri era frenetico. L'alba era imminente e con essa dovevano essere già pronte e schierate le truppe per la

battaglia.